Il dato relativo alle dimissioni volontarie si avvicina alle 2 milioni di unità, seppur in calo rispetto al picco riscontrato nel 2022: questo indicatore non è legato alla mobilità del lavoro ma al benessere lavorativo.
Nel nostro studio “Soft Skill Index 2026”, realizzato in collaborazione con Excellera Intelligence su un campione di 1.500 lavoratori italiani, il 38% dei partecipanti dichiara di non riscontrare un buon livello di benessere al lavoro, mentre la percentuale sale al 55% per chi ha tra i 35 e i 44 anni. Nelle risposte emerge anche un divario di genere: il 66% degli uomini parla di benessere professionale, contro il 57% delle donne.
Irene Vecchione, la nostra amministratrice delegata, afferma che:
Un ambiente professionale percepito come di scarsa qualità può influenzare la decisione del singolo dipendente di restare in azienda e la sua disponibilità a investire energie nel proprio ruolo, fino ad arrivare a compromettere l’attrattività generale dell’azienda verso nuovi talenti.
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