AI Act e formazione obbligatoria sull’intelligenza artificiale in azienda
L’intelligenza artificiale è entrata nei processi aziendali più velocemente delle competenze necessarie a governarla. Per questo l’AI Act, il regolamento europeo sull’intelligenza artificiale, non si limita a definire regole tecniche sui sistemi di AI: introduce anche un obbligo di formazione, pensato per garantire che le persone che utilizzano questi strumenti lo facciano in modo consapevole e sicuro.
Capire cosa prevede la normativa in materia di formazione obbligatoria sull’AI è quindi un passaggio necessario per le aziende, non solo per motivi di conformità, ma per costruire un uso dell’AI realmente efficace all’interno dei processi di lavoro.

Cos’è l’AI Act e cosa prevede
L’AI Act è il regolamento dell’Unione Europea che disciplina lo sviluppo, l’immissione sul mercato e l’utilizzo dei sistemi di intelligenza artificiale. Classifica i sistemi di AI in base al livello di rischio che comportano per le persone e per i diritti fondamentali, stabilendo obblighi differenziati per fornitori e utilizzatori (i cosiddetti “deployer”).
Tra i principi trasversali del regolamento c’è l’alfabetizzazione in materia di AI, richiamata già nell’Articolo 4: fornitori e deployer devono adottare misure per garantire un livello sufficiente di comprensione dell’AI da parte delle proprie persone, tenendo conto delle conoscenze tecniche, dell’esperienza e del contesto in cui i sistemi vengono utilizzati.
AI Act e formazione obbligatoria in ambito AI
L’Articolo 4 resta il pilastro centrale dell’obbligo formativo: stabilisce che l’alfabetizzazione in materia di AI deve essere calibrata sulle conoscenze tecniche, l’esperienza e il ruolo di ciascuna persona coinvolta nell’utilizzo dei sistemi, così come sul contesto in cui questi vengono impiegati. L’obiettivo, richiamato anche nel regolamento, è permettere una diffusione informata dell’AI e garantire un’adeguata conformità alle regole.
A questo principio generale si affiancano requisiti più specifici, pensati per ruoli e situazioni a maggiore criticità. In Italia, il quadro normativo si è inoltre arricchito con la Legge n. 132/2025, che declina l’obbligo formativo in ambiti settoriali.
Sorveglianza umana sui sistemi ad alto rischio
L’Articolo 14 dell’AI Act stabilisce che i sistemi ad alto rischio devono prevedere una supervisione da parte di persone in grado di comprendere le capacità e i limiti dello strumento utilizzato, restando consapevoli del rischio di affidarsi eccessivamente ai risultati generati dall’AI. L’Articolo 26 rafforza questo principio per i deployer, richiedendo che la sorveglianza umana sia affidata a persone competenti, formate e adeguatamente supportate.
Trasparenza sui contenuti generati dall’AI
L’Articolo 50 introduce obblighi di trasparenza per i sistemi che generano contenuti sintetici: i fornitori devono garantire che gli output siano riconoscibili come generati o manipolati artificialmente, mentre chi utilizza sistemi di tipo “deep fake” deve rendere nota la natura artificiale del contenuto. Anche in questo caso, la formazione delle persone coinvolte è indispensabile per applicare correttamente l’obbligo.
I rischi dell’AI e il valore della formazione
L’intelligenza artificiale può migliorare produttività, qualità del lavoro e capacità decisionale, ma solo se viene utilizzata con la giusta consapevolezza. Senza competenze adeguate, il rischio è che gli strumenti vengano impiegati in modo improprio o eccessivamente acritico, con impatti sulla sicurezza, sulla qualità delle decisioni e sulla conformità normativa. Tra i principali rischi rientrano:
- Eccessivo affidamento ai risultati generati dallo strumento (automation bias): l’automation bias è la tendenza a considerare corrette le indicazioni fornite da un sistema automatizzato semplicemente perché generate dalla tecnologia. È lo stesso rischio richiamato dagli Articoli 14 e 26 dell’AI Act, che sottolineano l’importanza della sorveglianza umana sui sistemi di AI. Chi comprende poco i limiti di uno strumento tende ad accettarne gli output senza verificarli, anche quando contengono errori, imprecisioni o informazioni fuorvianti.
- Gestione impropria dei dati: senza una formazione adeguata, cresce la probabilità di inserire informazioni riservate, personali o sensibili in strumenti di AI generativa non autorizzati o non controllati dall’azienda, con possibili conseguenze in termini di protezione dei dati e riservatezza delle informazioni.
- Disomogeneità organizzativa: un utilizzo lasciato alla sola iniziativa individuale crea differenze tra chi sa sfruttare efficacemente questi strumenti e chi li usa in modo superficiale o li evita del tutto, generando inefficienze e riducendo i benefici attesi in termini di produttività.
Per questo l’AI Act affianca agli obblighi tecnici un principio di AI e data literacy: l’obiettivo è fare in modo che chi utilizza sistemi di intelligenza artificiale sia in grado di valutarne criticamente gli output, comprenderne limiti e rischi e impiegarli in modo sicuro, efficace e conforme alla normativa.
Come formare i dipendenti in materia di intelligenza artificiale
Rispondere all’obbligo di alfabetizzazione richiede un percorso strutturato, capace di unire comprensione tecnica, consapevolezza dei rischi e applicazione pratica nei processi di lavoro. Una formazione AI efficace dovrebbe includere:
- Comprensione dei principi di base, per capire come funzionano i sistemi di AI, cosa possono e non possono fare.
- Consapevolezza dei rischi, tra cui la distorsione dell’automazione e l’eccessivo affidamento agli output generati dall’AI.
- Applicazione pratica, con casi d’uso reali vicini al contesto lavorativo di ciascuna funzione aziendale.
- Aggiornamento continuo e microlearning, dato il ritmo con cui la normativa e le tecnologie evolvono.
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